Paola Failla


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RECENSIONI

SEGATO:
Da molti anni il lavoro di Paola Failla mi emoziona per il particolare rapporto che ha sempre cercato tra segno colore e spazio, tra percorsi emergenti d'istinto direttamente nel gesto, ora del tutto libero, ora coltivato e controllato in elegante e armoniosa misura, ora modulato come scrittura segreta, bella calligrafia, kàllos gràphein, sensibile ai moti dell'animo, alle vibrazioni del sentimento, agli itinerari del pensiero percorsi nei labirinti alti del cielo, intuiti e inseguiti come agglomerati luminosi, galassie, piccole costellazioni, energia in costante comporsi e scomporsi nello spazio cosmico e profondo, cosmico, così come si addensano e si dilatano nello spazio intimo, nel pozzo della psiche che conduce alla grande anima collettiva, agli strati della memoria genetica: spazio, energia, pensieri vaganti nella pagina azzurra, blu, verde, scrittura come gesto reiterato di scavo, di contempla nelle pagine zione, coltivazione ed espressione dei sentimenti e di esplorazione e lettura di identità.
L'emozione si fa spazio scalfito, inciso, vissuto, e narrato nella gestualità coltivata di una studiosa delle calligrafie, delle tecniche e delle modulazioni scritturali ed ideogrammatiche che diventano complemento pittorico di magica sintesi di forma e contenuto, d'atmosfera emotiva attraversata dalla consapevolezza che la scrittura consente: senza alcuna forzatura, fuori dalla casualità, ma in una misura che le viene da un'attenta ricognizione delle culture in cui la grafìa diventa esercizio prevalente di dialogo con il mondo divino e con la natura, manifestarsi proprio della voce divina che rende fertile ogni ascolto, ogni trascrizione attenta e meditata, originale e creativa nelle più; diverse combinazioni ritmiche possibili , modulate nel campo pittorico come armonia di significato e forma, dove il costante raffinarsi ed il ritmico scorrere della forma corrispondono al raffinarsi, all'espandersi, al dilatarsi e purificarsi della comprensione, del pensiero, dell'emozione esistenziale collegata al senso dello spazio come luogo degli attraversamenti, degli incontri, delle scoperte, delle illuminazioni personali ma anche collettive, sotto la comune 'cupola' del cielo, dentro la medesima 'aura', la brezza che porta le voci, le fa vibrare e risuonare segni e colori nella pagina celeste spesso delimitata da piccoli segni e brevi fraseggi, come brusii d contorno, di cornice: lo spazio e la scrittura, un modo per far sentire il vuoto energetico, come continuità, nello spazio, tra le voci di dentro (mondo psichico, onirico, religioso) e le voci di fuori della realtà mondana, i dolori e le tentazioni, gli ostacoli esistenziali, gli attraversamenti degli stati umorali, la percezione della vita sempre in bilico. Il gesto della scrittura non satura mai la pagine, ed è agile e corsivo, per fraseggi mnestici, di memoria sensitiva, leggera e incalzante, divenendo sempre di più; gesto di raccordo lineare , decorativo e simbolico insieme; e forma privilegiata di racconto di sé, di preghiera, di poesia, di testimonianza di un'armonia intima, di una musica che scorre liquida come acqua pura, di uno sfarfallio di pensieri ed emozioni che ora emergono sora affondano, ora acquistanto consistenza, corpo e continuità, o smarriscono eteree, danzano nello spazio visivo, risuonano nello spazio mentale, vibrano nllo spazio psichico, con emozioni ed evocazioni, raconti, canti, atmosfere oniriche, per lo più; di sensorialità notturna, a volte decisamente terragna, altre di smeraldino incantamento naturalistico: è come se la lunga e vasta esperienza pittorica di Paola Failla un tempo condotta sui frammenti, sui lacerti di esperienza esistenziale avesse trovato il segreto e personalissimo codice di gesti e di segni che inventano una scrittura apprendendo dal passato e aprendo finestre di continuità verso un futuro sperato, sognato e condiviso in una comu-nicazione estetica di sicura efficacia.
Giorgio Segato

RIGOBELLO:
Il livello concettuale della pittura di Paola Failla va ben al di là delle valenze estetiche della sua pittura. L'artista fedele ad un linguaggio astratto che nulla concede al figurativo, intreccia elementi geometrici, linee e accenti cromatici ad effetti calligrafici espressivamente dinamici e capaci di sottintendere intrinseci messaggi. Una sorta di scrittura che non è traducibile in parole ma che trova un significato puramente emozionale, sottilmente enigmatico, suggestivamente misterioso.
I colori, sapientemente dosati, si fanno luce ed ombra, interagendo, non come evanescenti fenomeni estetici, ma come sedimento culturale, relazione espressa attraverso il trionfo di un accadere che ha ancora in sé il significato di stilemi classici trasfigurati nel linguaggio contemporaneo. Le trasparenze rincorrono la bellezza della pittura romana antica, quasi un ricordo inconscio del giardino della Villa di Livia a Prima Porta di Roma. Il colore oro si insinua preziosamente tra segni morbidi e quasi sensuali richiamando la preziosità dei mosaici ravennati. La leggerezza della carta, tra la tela e il colore, evade dal limite della bidimensionalità e si tramuta, attraverso le pieghe, in sottile rilievo. Linee e colori acquisiscono un volume nuovo, un significato plastico e corporeo, nel contempo concreto e immateriale.
Nelle opere di Paola Failla si riscontra un originale rapporto ritmico tra immagini astratte e musicalità cromatica, tra poetica iconica e intrinseca struttura narrativa. C'è il mito, infatti, nella pittura dell'artista padovana. Un mito filtrato attraverso la consapevolezza che nell'inconscio degli uomini trovano posto i rituali primitivi e i moderni riti di cui è impregnata l'esistenza. Liberatasi dai legami di una pittura dove la forma limita lo spirito, Paola Failla esplora gli spazi delle emozioni, quelli dove non esistono confini e l'uomo è un essere universale che sta al di sopra delle lingue, delle tradizioni e delle ideologie. L'arte diventa così interprete di una concezione esistenziale, che ha la straordinaria capacità di far comunicare l'uomo con ogni altro uomo.
MariaBeatrice Rigobello Autizi 2007

BIANCOTTO:
Liriche, oniriche, evocative, emozionali, le opere di Paola Failla, proposte in questa occasione, si offrono come pagine di un diario spirituale, dove trovano elaborazione l'inquietudine e le esperienze personali, e approdo, attraverso la scrittura, a una dimensione più; alta, serena universale, facendosi gioiosa narrazione dell'inesauribile poesia della vita. Rivelano un dominio sapiente dei colori, dei toni, degli sfumati, ma anche del loro impatto a livello percettivo. Le superfici, costituite, in genere, da un monocromo di fondo, sono scandite in campiture di tonalità differenti, e rese, con diverse tecniche, ora morbidi e vibranti, ora intense e luminose, altre opache, altre ancora quasi liquide o rarefatte. Le zone "arabescate" non coincidono con le finestre, solitamente quadrangolari, che si aprono sulla superficie, a dare profondità o diversa luce/colore al quadro, anzi, a volte, vi si sovrappongono parzialmente, accentuando l'effetto di mobilità e di seduzione. Chiosano il tutto le scritture orientaleggianti che l'autrice, abile calligrafa, dispone addensate in minuscoli riquadri, o sviluppate in fraseggi più; ampi e ariosi, o quasi a giuntura fra l'interno del quadro e il contorno che immancabilmente, nelle sue opere, delimita, contiene lo spazio pittorico. I versi sembrano, a volte, formare figure simboliche, altre, preghiere, elegie, o ancora invocazioni, sospiri, oppure un canto e si alternano-accompagnano a minuscoli frammenti colorati, più; spesso dorati che, come piccole costellazioni o pulviscolo stellare, illuminano e alleggeriscono la composizione.
La scrittura, elemento segnico, quasi metafora del corpo femminile, qui abita lo spazio, costituito dalla materia del colore. Spazio psichico e del cuore, che rappresenta il proprio mondo interiore, stanze dove rifugiarsi, zone d'ombra e di luce, casa d'elezione, con aperture che immettono nella quarta dimensione, sconfinano nell'infinito. Spazio-colore come atmosfera intensa, avvolgente che richiama il giardino, il paesaggio mediterraneo, terra d'origine dell'artista. Opera su carta o su tela, a volte composte in dittici o trittici, confacenti alla loro vocazione narrativa, le creazioni di Paola Failla, che procedono dall'informale, giungono in questa fase matura della sua produzione ai loro elementi essenziali: la scrittura e la pittura. I due modi di una stessa arte, che la civiltà orientale assimila al sacro, divengono nelle sue pagine nuova forza espressiva.
Maria Luisa Biancotto 2008

BUSETTI:
You may ask what motivated me to propose a Paola Failla exhibition? Probably the resurrection of some memories of my posting in Libya, when I discovered that the characters of the Arab alphabet (strongly arcane and evocative) could be reinvented and graphically proposed ad infinitum. And why bring Paola's work to Ireland? Because many of her works recall for me the chromatics of this island, tenuous colours, greens, aquatic, dreamlikeÉ.interspersed with mysterious and ancestral signs very similar to Gaelic symbols. These thoughts led to the certainty that the magic of Paola's works will enchant all visitors to the Exhibition, who already know or expect to receive from the proposals of the Italian Cultural Institute unusual and suggestive "Italian emotions".
Bruno Busetti
direttore Italian Cultural Institute Dublin 2007

NICOLETTI:
A monte della pittura astratta di Paola Failla c'è una grande passione per l'Oriente e, in particolare, per il Medio Oriente. I suoi blu brillanti hanno la preziosità delle pietre dure, le terre la fragranza delle spezie. Le screziature d'oro, giustamente calibrate, non fanno che conferire alla pittura un senso prezioso, quasi bizantino, pur non facendo venire meno una dimensione onirica e spirituale, evocatica e non descrittiva, come se la pittura fosse uno strumento di conoscenza e di appropriazione del mondo. Una appropriazione mite, rasserenata attraverso la profondità del colore, che si può ben sintetizzare con le parole usate dall'artista stessa riguardo al proprio lavoro: "Ho catturato nella rete dei miei occhi, nei miei pensieri mostri marini, belve feroci, fiumi in piena, onde gigantesche, con la mia voce li ho addolciti, li ho fatti incontrare nei pensieri più sereni, con delicatezza li ho mescolati perché risplendessero di una nuova spiritualità..."
Allo stesso tempo, perc, si ha a che fare anche con un testo visivo aperto a contenere sensazioni percettive diverse. Bruno Busetti, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Dublino, in occasione di una mostra dell'artista presso quella sede, ad esempio, avvertiva nei lavori di Paola Failla il richiamo di cromie tipiche dell'Irlanda, per alcuni colori tenui, per i verdi e i colori "acquatici" in generale. C'è qualcosa di vero in questo, perché è implicita nell'immagine astratta una certa apertura di significato. È però anche vero che sfugge, in quella lettura un po' "atmosferica", quell'aria di ricchezza e, soprattutto, quella prima impressione di sentire un odore di incenso o di profumi orientali, come se da essi affiorasse una musica che non è in un bagaglio di conoscenze "occidentale". Si tratta, da parte dell'artista, di un approccio di curiosità intellettuale a tutto raggio per le culture diverse dalla nostra, un interesse nutrito di amore per il viaggio, da intendersi come strumento conoscitivo. E il punto nodale, su cui vanno a infittirsi gli interessi che maggiormente hanno acuito la sensibilità visiva di Paola Failla, è una grande fascinazione per l'Oriente in quanto luogo misterioso, intrigante forse perché poco conosciuto o, meglio, perché si lascia scoprire solo un po' alla volta, con uno sgargiante senso meraviglia.
Va del resto in questo senso la stessa scelta di un linguaggio integralmente aniconico che si sviluppa per intrecci di geometrie e di linee in fluttuazione, mostrando una certa vocazione decorativa, peculiare in un lavoro che si sviluppa come accumulo di segni sul piano. Segni, però, che sono anche scrittura, per via di un largo utilizzo di una grafia araba, fortemente arcaica ed evocativa, che ha la singolarità, come osservava sempre Busetti, di poter essere reinventata e graficamente riproposta all'infinito. A monte, nel lavoro di Paola Failla, c'è, infatti, un prolungato e approfondito studio calligrafico che abbraccia numerosi campi semantici e stili di scrittura, sia occidentali sia orientali. Nei primi tempi, mi raccontava l'artista stessa, scriveva pensando al contenuto della scrittura che andava a presentare nel quadro, fino a che poco alla volta la sua non si è trasformata in una "calligrafia espressiva", fatta di segni liberamente combinati secondo quella che Giorgio Segato, nel 2007, aveva sinteticamente definito una "segreta scrittura". Il punto importante, infatti, è che non si tratta di un accumulo di segni inventati, ma di grafomi desunti da uno studio della scrittura, soltanto che la loro combinazione all'interno della composizione pittorica non è funzionale alla restituzione di un di contenuto morfologico e lessicale, bens" esplicita il proprio senso completamente nel valore estetico. Non è particolarmente importante, insomma, capire il significato alfabetico di ogni singolo fonema, quanto comprendere che una parola, per prendere a prestito una giusta affermazione del poeta verbovisivo Luigi Giurdanella, "è bella anche da vedere", a maggior ragione se conserva il fascino arcano di una lingua non conosciuta. Per addentrarsi nel mondo pittorico di Paola Failla, però, credo che sia bene chiudere con alcune frasi dell'artista stessa che, con precisa concisione, enucleano efficacemente l'intonazione emotiva con cui avvicinarsi a questi lavori: "Un pensiero alla terra e un pensiero all'aria, all'acqua. Il blu diventa mare, fiume e scorre fra infiniti verdi. A volte il calore del fuoco si fa largo in un cielo d'oriente costellato da piccoli silenzi d'oro".
Luca Pietro Nicoletti

RIGOBELLO AUTIZI
Pittrice sensibile alle valenze cromatiche e alla eleganza formale, Paola Failla è interprete raffinata di un linguaggio pittorico che crea intense suggestioni. Attiva tra Padova e Parigi, la sua pittura si evolve, con una straordinaria coerenza, attraverso una espressività astratta i cui significati intrinseci attingono ad una sorta di linguaggio universale che, attraverso l'equilibrio dei segni e la bellezza dei colori, si trasforma in una sorta di comunicazione che va al di là del tempo e dello spazio.
Nell'arte di Paola Failla convergono la sensibilità pittorica occidentale e l'idea della grazia orientale attraverso una pseudocalligrafia in cui, spesso, la preziosità dell'oro attinge all'inespresso, al sogno, ad una dimensione immaginifica in cui ognuno si riconosce.
Maria Beatrice Rigobello Autizi 2011

Sensitive to chromatic values and formal elegance, Paola Failla is a refined interpreter of a pictorial language creating powerfully intense feelings. Working in Padua and Paris, her painting evolves, with an extraordinary coherence, through an abstract expressiveness whose intrinsic meanings derive from a sort of universal language which, through the balance of signs and the beauty of colours, turns into a sort of communication going beyond time and space.
In Paola Failla's art Western pictorial sensibility and the idea of Eastern gracefulness meet in a pseudocalligraphy in which the preciousness of gold often derives from the unexpressed, from dreams, from a highly imaginative dimension which everyone can identify with.

RIGOBELLO AUTIZI

Peintre sensible aux valeurs des couleurs et à l'élégance formelle, Paola Failla est l'interprète raffinée d'un langage pictural créateur de suggestions intenses. Travaillant entre Padoue et Paris, sa peinture évolue de façon extraordinairement cohérente vers une expressivité abstraite semblant atteindre un langage universel qui, grâce à l'équilibre des signes et à la beauté des couleurs, se transforme en une forme de communication profonde, au-delà des contingences du temps et de l'espace.
Dans l'art de Paola Failla, la sensibilité picturale occidentale épouse l'idée orientale de grâce, à travers une calligraphie où le précieux de l'or tend vers l'ineffable, le rêve, vers une dimension imaginaire dans laquelle chacun se reconnaît.
Maria Beatrice Rigobello Autizi 2011

BOTTARO

Artista nata a Padova dove tuttora lavora, alternandosi con la sua presenza creativa a Parigi, e dove si è diplomata all'Istituto d'arte "Selvatico", poi ha proseguito i corsi di pittura, col Maestro Emilio Vedova, presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua attività espositiva inizia nel 1984 e da allora ha presentato le sue opere in numerose significative mostre in Italia ed all'estero. Nel 1988 è presente a Kanagawa (Giappone), nel 1991 ha esposto per la prima volta in Germania, nel 2000 a Palma di Mallorca (Spagna) e in Slovenia, nel 2007 a Dublino, nel 2008 a Parigi con una mostra personale. Artista "segreta" e libera nel gesto, nel colorare lo spazio mentale e fisico, con eleganza ed armoniosa musicalità dei timbri di colore. Le culture orientali entrano in gioco con la "calligrafia" raffinata ma incomprensibile ai più e, quindi, inconfessata, celata e che genera la leggenda, la favola, ovvero itinerari del pensiero universali. Nelle opere della Failla sono presenti i moti dell'animo collocati in profondi spazi, sia oceanici sia siderali, dove cogliamo, intendiamo la nostra presenza minimale, quasi impercettibile rispetto al tutto che ci circonda. La mente cerca di circoscrivere l'infinità con le parole, con i gesti, con le presenze celesti (le stelle, le galassie) ma l'uomo può avvicinarsi, soltanto, a piccolissime porzioni, scalfite nella roccia, scritte sulla pietra già dall'uomo primitivo in una esplorazione universale continua. La tavolozza di Paola Failla è poetica, suggestiva e nel contempo è trascinante, coinvolgente: blu profondi quasi religiosi, verdi ubertosi e generosi, viola fiorentino e rosso amaranto e purpureo ardenti che rammentano il magma vulcanico del caos generante. Il tutto conferisce "magia" ad una pittura originale ed armonica tra gesto, colore e comunicazione visiva: una pittura da "leggere", sentire, osservare con grande considerazione e tensione emotiva.
Silvia Bottaro 2011


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